Il primo pozzo di Messaggeri di Pace: così Ubachima ha trovato l’acqua

19.12.2025

Nel 2016, nel villaggio di Ubachima, Messaggeri di Pace International ha costruito il suo primo pozzo. Nove anni dopo, quell'acqua scorre ancora: è il simbolo di come scienza, comunità e solidarietà possano cambiare un territorio.


Un villaggio senza acqua: da dove nasce il primo intervento

Ubachima si trova in una delle aree più vulnerabili del Delta del Niger, una regione ricchissima di risorse naturali ma duramente segnata da decenni di estrazione petrolifera. In molte comunità, l'acqua potabile non è un diritto garantito: è una mancanza quotidiana che pesa su ogni gesto della giornata.

Quando Messaggeri di Pace International (MPI) è arrivata nel comune di Oru East, la situazione era evidente: le fonti superficiali erano troppo esposte all'inquinamento, i pozzi tradizionali non erano più sicuri e le famiglie percorrevano lunghe distanze ogni giorno per cercare acqua pulita.

Da questa consapevolezza è nato il primo intervento dell'associazione.

"L'acqua è vita per tutti. Senza acqua non c'è salute, e senza salute non c'è pace." — Theodore Amanfo, fondatore e presidente di Messaggeri di Pace International

Portare un pozzo a Ubachima non significava realizzare un gesto simbolico, ma rispondere a un bisogno essenziale: restituire alla comunità l'accesso a un'acqua sicura.

Una rete di alleanze: scienza, comunità e solidarietà

La costruzione del pozzo è stata possibile grazie alla collaborazione tra MPI, la Water Right Foundation e varie associazioni locali impegnate nella tutela del territorio.
È stata una vera alleanza fra competenze e relazioni: la conoscenza scientifica dei geologi e degli ingegneri, unita alla comprensione del territorio e delle sue dinamiche sociali, ha permesso di creare un intervento efficace e sostenibile.

Messaggeri di Pace non porta solo infrastrutture: porta una visione.
Costruisce ponti, mette in dialogo saperi diversi e usa la scienza per migliorare la vita quotidiana.

Sotto i piedi di Ubachima: leggere la terra prima di scavare

Ogni pozzo inizia da uno studio.
A Ubachima, la trivella ha toccato il terreno solo dopo che i geologi dell'associazione hanno completato indagini geofisiche indispensabili per garantire un intervento sicuro.

Le analisi hanno rivelato che l'area appartiene alla Formazione del Benin, composta da strati alternati di argilla, sabbia, arenaria e calcare.
La sedimentazione di questa formazione è iniziata tra il Cretacico superiore e il Terziario, fino al Quaternario: sedimenti relativamente giovani, che comprendono l'Olocene, il Pleistocene e il Pliocene — lo stesso arco temporale che coincide con la comparsa dell'Homo sapiens (200.000–300.000 anni fa).

Questa complessità geologica richiedeva una perforazione profonda e metodica per evitare instabilità, perdite di circolazione dei fanghi e difficoltà nella gestione delle litologie.

A 450 piedi di profondità: la conquista dell'acqua

La perforazione non è stata semplice.
La squadra ha dovuto lavorare senza macchinari moderni, affrontando tempi più lunghi e un terreno difficile. Oggi, disporre di tecnologie più avanzate permetterebbe interventi più rapidi e più sicuri.

Nonostante tutto, gli ingegneri locali, sostenuti dall'esperienza geologica di MPI, hanno raggiunto la falda a oltre 450 piedi di profondità.

Da lì, in un territorio segnato dall'inquinamento, l'acqua è tornata in superficie: trasparente, sicura, stabile.

Non ha cambiato solo il modo di bere:
ha trasformato l'organizzazione delle giornate, migliorato l'igiene domestica, la salute dei bambini, la sicurezza delle famiglie e persino le attività agricole.

Nove anni dopo: un pozzo che continua a cambiare il territorio

A nove anni dalla sua costruzione, il pozzo di Ubachima è ancora perfettamente funzionante e serve centinaia di famiglie.

Il suo impatto è profondo:

  • ha ridotto le malattie legate all'acqua contaminata,

  • ha alleggerito il lavoro delle donne,

  • ha permesso ai bambini di restare a scuola invece di percorrere chilometri per raccogliere acqua,

  • ha dato stabilità al villaggio.

Il pozzo non ha riempito solo i secchi: ha riportato speranza.

Il primo tassello di una visione più grande

Il pozzo di Ubachima non è stato un traguardo, ma l'inizio di un percorso.
Ha dimostrato che un intervento basato su scienza, ascolto e collaborazione può trasformare un territorio in modo reale e duraturo.

Da quel 2016, Messaggeri di Pace ha ampliato la sua missione: portare acqua sicura ad altri villaggi, sostenere le comunità più vulnerabili e costruire pace attraverso i diritti fondamentali.

Dove arriva l'acqua, arriva la vita.
E dove arriva la vita, può nascere anche la pace.



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